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Lampedusa, vento d’Africa.

Lampedusa: Perla del mediterraneo,Paradiso dei sub,Isola per eccellenza…Può ,come lo è stato, essere definita in decine di modi elogiandone la bellezza e lo splendore selvaggio dei suoi panorami brulli e semidesertici, bianchi e pennellati da coloratissimi piccoli ciuffi erbacei che paiono arrampicarsi dal mare.

Lampedusa è posta a SW della Sicilia, da cui dista 205 Km mentre ne dista solo 167 dalle coste tunisine. La sua natura è calcareo-dolomitica ed è una piattaforma larga e bassa sul suo lato Est, stretta e a picco sul mare a quota 133 m s.l.m., sul suo lato Nord, dove incantevoli falesie mostrano le stratificazioni calcaree prima di sprofondare nell’azzurro mare di Capo Ponente. 

Proviamo a circumnavigarne il perimetro partendo dal suo lato sud.Uscendo dal porto, e navigando verso ovest: si giunge, a Cala Croce dove una doppia insenatura rivela due spiagge, la più grande di queste, di sabbia bianca e finissima confina con una piccola valle coperta da ciuffi verdeggianti di canne,  l’altra, più piccola, guardandola dal mare, alla sua sinistra e  a poche decine di metri e raggiungibile a piedi sia via terra che dal mare. Uscendo dall’insenatura si approda immediatamente all’altra cala adiacente Cala Madonna (fai clik sulla foto a fianco) stretta e lunga che nasconde la spiaggia fino all’ultimo, quando appare una piccola striscia di sabbia sulla base di un’altra valle la cui sommità ospita il Santuario dedicato alla patrona dell’isola: Maria S.S. di Porto Salvo.

Il viaggio verso ovest procede con un’altra spiaggia Cale Greca stretta insenatura e minuscola spiaggia di sabbia bianca, ottima zona di pesca,ed al suo fianco appare Cala Galera, i cui colori del mare sono più scuri rispetto all’azzurro smeraldo delle altre insenature, baia piena di fascino i cui promontori scendono dolcemente e rotondeggianti sul mare, celando piccole grotte dai colori bellissimi e finalmente la spiaggia adagiata sulla base di due collinette, che paiono le sponde di un fiume morto,dietro la spiaggia un panorama verdeggiante e disseminato da muri a secco a protezione degli alberi di gelso e fichi.

Questa è l’ultima spiaggia prima di arrivare nel luogo della sosta obbligata di tutte le imbarcazioni del luogo: La Tabaccara.

Un tempo questo incantevole e ampio tratto di costa( foto a sinistra), che noi isolani amiamo definire “la Piscina”, era meta dei velieri dell’isola che si riparavano dalle intemperie,che impedivano loro l’ingresso nel porto; qua i marinai attendevano la bonaccia fumando decine di sigari, da ciò forse il nome della baia: “ Tabaccara”. 

Verso nord la costa è a picco sul mare, dove sul fondo, oltre 10 mt,la sabbia bianca offre una limpidezza pari solo ad alcune piscine, ed i colori variano dal verde smeraldo verso l’interno, all’azzurro intenso verso l’esterno.

Volgendo lo sguardo a ovest, appare la sagoma dell’Isola dei Conigli.

Mi riconosco decisamente campanilista, ed essendo un isolano ne sono orgoglioso.

Ma chi non lo sarebbe, descrivendo la calma piatta del mare di Luglio mentre si naviga lentamente verso la Tabaccara, quando scorgendo  branchi di saraghi sotto di lui si confonde in tanta bellezza…mentre il sole gioca con la luce del mare in migliaia di piccoli bagliori sul fianco della barca…tutto tace..nessuno riuscirebbe a commentare i colori delle stratificazioni sulle falesie,l’incredibile trasparenza dei fondali e la “visione” dell’isolotto infondo alla baia.

…Si lascia sempre a malincuore la Tabaccara.

Continuando a Navigare verso ovest, con la costa di Lampedusa  sul lato destro dell’imbarcazione…intanto lo scoglio dell’isolotto dei conigli si avvicina quando si entra in  un’ampia zona di mare verde smeraldo che diventa sempre più bianca a mano a mano che ci si avvicina alla riva.

L’isola dei conigli(a sinistra la spiaggia) è un isolotto distante dalla terra circa 30 m. da una riva, che ne separa la baia vera e propria dal nostro punto d’ingresso; l’isolotto è preso d’assalto dai visitatori per l’argilla sulle pareti del lato nord mentre un panorama caraibico scatena la gioia di migliaia di turisti.

Girando intorno all’isolotto si passa radenti a due scogli affioranti: nel fondale del più piccolo è ospitata la Madonna del Mare omaggio di un sub (Roberto Merlo) dopo essere sopravvissuto ad un incidente subacqueo.

La baia dell’isola dei conigli è davanti a noi: tre piccoli monti, due laterali ed uno centrale, come la confluenza di due affluenti sull’alveo di un fiume.

I piccoli monti entrano morbidamente gli uni nelle valli dell’altri, rotondi sulla cima brulli e lunari, precipitano sulle due valli da dove ha origine la spiaggia, la più grande e bella dell’isola.

La sabbia dell’isola dei conigli è unica, in tutta l’isola,a essere così soffice e fine, bianca e leggera, è l’intera baia ad avere un colore unico:verde smeraldo vicino alla riva,turchese verso l’esterno.

In questo paradiso si può scendere solo a piedi,percorrendo un sentiero naturale sulla parete nord, poiché è un parco nazionale e vi depone le uova la “Caretta caretta”; Testuggine marina di una specie protetta ed in via di estinzione.

Sulla terra, eretta verso il cielo come lance fiorite,è presente una specie erbivora a distribuzione nordafricana  “la Scilla marittima in fiore” e come batuffoli di cotone ricoperti da spine, ecco poco distante, le “Echinops spinosus”; sull’isolotto vive una lucertola “”Psammodromus algius” presente in Italia solo sull’isolotto dei conigli.

La riserva si estende per circa 320 ettari (da Cala Greca a Vallone dell’acqua in prossimità del faro di Capo Ponente) nella costa meridionale dell’isola ed è stata istituita dall’Assessorato territorio e Ambiente della Regione Siciliana nel 1996.

Vi sono alcune regole da rispettare ma ne vale la pena, per visitare la spiaggia e per fare il bagno in “questo mare”. 

Lo spettacolo più bello della spiaggia è la visione dall’alto e niente potrebbe essere posto in modo diverso da come ha fatto la natura, carezzando con amore ogni singola pietra per essere l’incanto che è. 

Per essere colto con gli occhi nel suo complesso e tutte le volte fermarsi un istante prima di scendere sulla spiaggia, per ricordandosi che siamo solo “Ospiti” di questo pianeta e mai “Padroni”.

Uscendo dalla baia dei conigli si naviga verso l’ultima spiaggia su questo lato, Cala Pulcino.

Cala Pulcino accoglie i suoi visitatori con tutti i colori dell’isola dei conigli ma con la particolarità che è molto difficile da raggiungere a piedi, si arriva con la barca o percorrendo, dall’isola dei conigli, un sentiero non facile. 

Baia Pulcino è un’altra insenatura la cui spiaggia nasce sulla base di una valle, appunto Vallone pulcino.

Non tutti gli anni è presente una spiaggia, il suo destino è in balia del tempo; qualche volta appare una spiaggia bellissima e l’anno dopo non c’è nessuna spiaggia solo scogli e alghe.

Proseguendo sempre verso ovest incontriamo due scogli semi affioranti vicini alla costa, mentre la scogliera alla nostra destra s’innalza gradualmente  mostrando le incantevoli falesie alte e stratificare, sempre più alte fino a Capo Ponente.

Siamo adesso nell’estremo lato ovest dell’isola, da qui in avanti questa assumerà un aspetto completamente diverso; le ripide scogliere erose dal vento ci accompagneranno con i loro colori pieni di tempo e di mistero,girando intorno alla costa, fino all’estremo opposto Capo Grecale sul lato est dell’isola, non senza sorprese. 

La prima, incantevole, è il faraglione di Sacramento all’imboccatura di una enorme grotta il cui arco lambisce la superficie di Albero Sole a 133 mt. L’interno della grotta è una spettacolare scenografia che solo la natura ha potuto modellare nel corso dei secoli.

Le pareti interne ricordano una “cattedrale” ed addentrandosi verso l’interno emerge dall’acqua una roccia che pare dividere in due l’ambiente interno; a destra si può scendere a piedi per ammirare i colori delle pareti rocciose e del mare che in questo punto assume un colore unico nel suo genere: il turchese brillante.  

A sinistra si entra in un’altra grotta più piccola che si addentra serpentina nelle viscere della terra. 

Uscendo dalla grotta davanti a noi, il faraglione del Sacramento alto poco meno della scogliera, maestoso e mistico come tutto il resto. 

Abbiamo raggiunto il lato nord dell’isola e adesso la nostra navigazione procede verso il ritorno, navigando in direzione est. 

Ogni singolo punto è ottimo per pescare o semplicemente per fare il bagno.

Non vi sono spiagge e il panorama è magnifico come i colori del mare, si incontra un nuovo faraglione,lo Scoglio a Vela che da lontano ,confuso nella foschia, pare una “Madonna in preghiera” e davanti a questo una riva di argilla che colora di giallo tutto intorno intonandosi a meraviglia con i massi più scuri qua e la sparsi a caso. 

La scogliera a picco sul mare “tagliata” dal tempo, si mostra a noi in tutta la sua interezza da qui a Punta Alaimo “estremo lembo” su questo lato, attraverso una sporgenza del suo promontorio. 

La traversata verso punta Alaimo prima,Capo Grecale poi, ci farà scoprire un’infinità di piccole grotte tutte incantevoli fino all’estremo lato est Capo Grecale punto di transito di branchi di delfini prima del tramonto. 

Da Capo Grecale si procede verso sud scoprendo le insenature di Cala Calandra,Mare Morto,Cala Creta,Cala Pisana,Cala Uccello,Punta Parrino tutti punti balenabili e raggiungibili a piedi o con altri mezzi. 

Il panorama è di nuovo cambiato ora le ripide scogliere del lato nord hanno lasciato il posto a luoghi bellissimi e bassi con piccole spiagge bianche (tranne Cala Creta che non ha spiaggia) e fanno capolino ,dalla terra, le prime costruzioni in pietra del villaggio di Cala Creta.

Punta sottile è l’estremo punto a sud/est ed il punto più basso dell’isola. Come una lama di roccia entra nel mare gradualmente sprofondando nel blu a formare piccole secche e il paradiso dei pescatori sub.

Cambiamo ancora rotta ma questa volta verso casa…La nostra direzione è sud e prima del porto incontriamo,appena girato punta sottile, Cala Francese. 

Questa è un’ampia insenatura con una spiaggia poco frequentata dai visitatori perchè non è sempre facile da raggiungere visto che non dispone di una vera e propria strada, ma la baia è incantevole pennellata da una piccola spiaggia e un’oasi verdeggiante da cui fa capolino una Palma. 

Superando Cala Francese si costeggia una tratto di grotte tra cui troneggia la più incantevole dell’isola: La Grottaccia. 

Qui tutto è magico: le pareti interne, i mille gorgoglii delle onde nei minuscoli anfratti delle rocce, i riflessi del mare sulle pareti interne, l’odore…e quando avrete saziato i vostri sensi guardate pure il mare, vi sono 15 metri ed una monetina sul fondo non è un miraggio!!

Cala Maluk un tempo luogo di pesca delle spugne di mare, oggi è l’ultima insenatura prima del porto.

E’ adiacente all’aeroporto ed ospita tre minuscole spiagge, anche in questa in balia delle correnti e del tempo che le fa apparire e scomparire come per incanto. 

Entriamo nel porto naturale di Lampedusa.  

A sinistra la Spiaggia principale dell’isola La Guitgia,che  malgrado sia all’interno del porto, è sempre rimasta una spiaggia bellissima e incontaminata i cui colori del mare sono incantevoli nonostante il traffico di natanti nel porto. navigando all’interno del porto vi sono due insenature, quella a destra del porto vecchio adiacente al centro abitato, ospita una spiaggia che un tempo accoglieva gli antichi velieri tirati a secco; siamo in pieno centro urbano. 

Non vorremmo utilizzare tutti gli aggettivi di cui dispone la lingua italiana e, prima di accertarci di averlo già fatto, diremo in Italia ci sono tantissimi angoli di paradiso come il nostro, e forse più belli; ma la nostra isola ha qualcosa in più che le deriva dal fascino misterioso e seducente, dall’atmosfera intrigante e il sapore dolce che sono proprie delle cose semplici e selvagge. 

Non è compito di un isolano descrivere le caratteristiche ambientali della sua terra, perché egli si lascerebbe pervadere dalla passione, dall’amore viscerale che gli confonde le idee e lo trascina nell’inevitabile banalità della “poesia d’amore”.

Ma nel corso dei secoli Lampedusa è stata divorata e sfruttata,usata e ripudiata come lo è sempre la natura incontaminata della storia dell’uomo, ma è stata anche meta d’incontro per religioni opposte, crocevia strategico nel mediterraneo di pirati e trafficanti; feudo ripudiato (1776) per un principe che non l’ha mai desiderata (Giuseppe Maria Tomasi di Lampedusa) questa isola “Donata” alla famiglia Tomasi dal Re di Spagna Carlo II nel 1630;luogo di rinascita per un cuore impavido quale: Andrea Anfossi detto “Il Gagliardo” che da questa isola nel 1602 sfuggì dopo 40 anni di schiavitù per opera dei Saraceni e raggiunse la costa Ligure e la libertà nel suo piccolo podere di Costaventosa, a bordo di una rudimentale zattera spinta da una “Sacra Vela” quale era un dipinto trovato nell’isola e tutt’ora conservato a pochi chilometri da Sanremo e nella chiesetta che egli eresse in onore di Nostra Signora di Lampedusa in Castellaro Ligure dove ogni anno la domenica successiva a l’8 Settembre il prodigioso quadro viene portato in processione. 

Storie strane, tra leggende popolari e veri riscontri storici, trascritti dall’unico primo colonizzatore dell’isola il 22 Settembre del 1843 Bernardo Maria Sanvisente che per “paradosso” era un’inviato di Vittorio Emanuele II dei Borboni Sovrano delle due Sicilie. 

Dunque neanche siciliano!! in una terra straniera che però colonizzò di 90 uomini e 30 donne di Sicilia e ne divenne presto amato governatore le cui opere incuriosirono il suo sovrano a tal punto da visitare l’isola più tardi il 23 Giugno del 1847.

Nel 1860 Giuseppe Garibaldi dava la svolta decisiva alla storia d’Italia ma l’isola,per la prima volta dopo la colonizzazione, piombava nell’isolamento più totale di uno Stato che l’ha ignorata fino al 1872 ma solo per impiantarvi “Colonia Penale” sull’isola; sei anni più tardi (2 Giugno 1878) Lampedusa diviene Comune aggregata all’isola di Linosa. 

Durante la seconda guerra mondiale gli isolani,malgrado gli inviti dei militari a lasciare l’isola, restarono per difenderla tramandando alle generazioni future quello spirito di indipendenza e tenacia dell’essere “soli contro tutti” ed ogni volta rinascere a nuova vita, sempre più convinti che la nostra unica risorsa è questo piccolo lembo di terra nel cuore del mediterraneo. 

Malgrado tutto, noi siamo ancora qui e piantiamo le nostre radici nella roccia profonda sempre di più, cresciamo i nostri figli qui dove la storia sembra rincorrere  il prossimo evento…un passo dietro le nostre speranze, ma non importa. 

I nostri figli diventeranno grandi respirando l’odore della terra bagnata dalla pioggia e il tramonto li gratificherà del vivere da isolani in un tempo che rincorre se stesso senza tregua vertiginosamente,mentre scorre  inarrestabile e lontano,forse troppo, dal resto del paese. 

Qui oggi nessuno,passeggiando per le vie del centro,intravede una misera statua in ricordo del cavaliere Bernardo Maria Sanvisente capitano di Fregata e governatore dell’isola che quel lontano giorno di Settembre 1847 scrisse la prima pagina della storia dei nostri antenati.  

“…Lampedusa è come una donna meravigliosa e seducente, che non si svela mai al primo istante, e che ci mostra le sue grazie con parsimonia, lasciando che il tempo ci faccia innamorare perdutamente di lei. 

E quando lo saremo, diventeremo suoi schiavi per sempre, amandone ogni cosa: dal sole forte, prepotente, abbagliante; al colore del mare e alla sua limpidezza; dal vento forte travolgente, ai colori mistici della sua terra. 

Lampedusa è nel cuore di tutti i suoi amanti che fanno tardi tutte le notti cercando di dedicarle un piccolo verso e tutte le volte non hanno scritto abbastanza;è nel rimpianto di chi ha dovuto lasciarla e non ha mai rinunciato a tornarvi; è una lingua di terra aspra e bruciata dal sole. 

Isola d’alto mare e d’Africa che secerne linfa vitale,come il seno di una madre, da cui gli isolani si nutrono” 

    

 

..un mare di sole, nel web!

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