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Gentile Sig. Mieli,
ho letto con attenzione il suo articolo “Viaggio senza ritorno”, così come ho sempre seguito con interesse le sue corrispondenze da Lampedusa (in parole e immagini) sul sito Isoladilampedusa.it. Non era strano, anche considerando che ho imparato ad amare l’isola sulla quale lei vive e su cui ho voluto tornare quest’anno per assistere alla terza edizione di O’ Scià, dopo che la seconda edizione (ancora con la sordina impressa credo volutamente da chi la organizzò) lasciò delle emozioni irripetibili nel mio animo.
L’articolo che lei scrisse lo scorso anno sottolineava giustamente l’importanza dell’evento e ne delineava gli aspetti per così dire più “poetici”.
“Viaggio senza ritorno” è, a mio modesto avviso, un “j’accuse” a volte propositivo altre volte un pò rassegnato contro chi ha reso possibile la situazione che l’isola, con i suoi complessi problemi, vive attualmente.
Scorrendo i suoi assunti che, le premetto, sono in larga parte condivisibili, ho potuto tuttavia riscontrare alcune imprecisioni che mi hanno lasciato un pò perplesso.
Cerco di andare con ordine.
Lei paragona ad uno “sciame di fameliche cavallette il popolo del concerto”. Forse è un eccessiva generalizzazione. Ho visto anche io con i miei occhi le “cavallette”, ho visto scene da farmi rabbrividire e provar vergogna, io che mi “onoro” di far parte del variegato mondo dei fans di Claudio Baglioni (ed è vero che a volte dovrei invece disonorarmene perchè scene similari non le ho viste solo a Lampedusa). Nonostante ciò bisogna dirla tutta: i cestini dov’erano? Io mi reputo una persona civile ed alla fine delle tre serate ho preso il mio sacchetto con i rifiuti e l’ho portato con me, ma ho dovuto gettarlo non certo nelle vicinanze della spiaggia ma in uno dei rari cassonetti posto a centinaia di metri dal luogo del concerto. Ciò non giustifica è vero il malvezzo di lasciare tracce del proprio passaggio come le orde barbariche, però va detto anche ho visto gente abbandonare i propri rifiuti perchè non trovava i cestini per i rifiuti. Mancavano inoltre le toilettes. Diciamo che non sarebbe stata una cattiva idea, a mio avviso, piazzare non più di 3 o 4 bagni chimici nelle vicinanze della spiaggia per impedire il flusso nei bar viciniori, peraltro non sempre graditissimo dai rispettivi gestori. Il corridoio di sicurezza creato al centro della spiaggia (l’unico) era alquanto bizzarro, dato che vi stazionavano poliziotti e volontari della protezione civile in piedi, immobili, suscitando le proteste di chi non vedeva assolutamente nulla. Quindi diciamo che le “fameliche cavallette” tutto sommato alla fine sono riuscite a mantenere un comportamento accettabile. Non mi risulta che lo scorso anno, con la sistemazione delle sedie, che per lo più portavano nelle prime file persone anziane e notabili vari, la spiaggia a fine evento risultasse più pulita.
E veniamo alla problematica senz’altro più complessa “clandestini” con tutte le sue implicazioni sociali, politiche, economiche sulla vita dell’isola che lei inquadra perfettamente in un giusto equilibrio accoglienza/diritto dell’isola a vivere.
Va detto, per amore di verità che Biagio Antonacci non è stato affatto l’unico a ricordarsi dell’importanza degli uomini che abitano l’isola. Più che il discorso generico di Antonacci mi ha colpito ciò che hanno fatto Marco Masini e Gianni Morandi, i quali hanno trascorso qualche ora a toccare con mano i problemi di cui si facevano portavoce. Non dimentichiamo ancora le dichiarazioni rese da Morandi che ha testualmente detto durante la seconda serata:”Sono qui per testimoniare con Claudio e gli altri artisti la situazione di disagio sia dei clandestini che degli abitanti dell’isola di Lampedusa”. Gigi D’Alessio ha voluto invece dare un respiro più ampio, parlando dei problemi del “nostro Meridione”, che sia io che lei (anche io sono meridionale come lei) di certo abbiamo ben presente. Bisogna infine sottolineare che Claudio Baglioni ha pensato, e fortemente voluto, andando incontro a innumrevoli difficoltà, questo evento non certo per beneficiare la sua casa discografica ma PER la gente di Lampedusa, come ricordato ancora una volta in tutte le dichiarazioni che hanno preceduto il concerto. Credo che per lui parlino i fatti ma non è mai superfluo ricordare ancora una volta che è grazie alla sensibilità dell’artista e dell’uomo Claudio Baglioni che questo evento è nato e si è svolto. Per cui non può passare un messaggio del tipo “nessuno se ne frega, a parte Antonacci”, perchè non appare rispecchiare la verità di ciò che è stato detto e fatto.
Vorrei spezzare una lancia a favore dei giornalisti, cosa piuttosto inusuale per me, ma affermare che i giornalisti “forse parleranno del lancio di un ultimo album di uno oppure l’altro BIG della musica italiana”, mi pare anche questo piuttosto avventato. Non ho trovato infatti traccia di strumentalizzazione a fini commerciali o particolaristici di questo evento nella corposa rassegna-stampa in cui, su un canovaccio piuttosto stantio e omologato, si sono innestate anche considerazioni interessanti e non banali, ma sempre riguardanti tutto meno che la promozione degli artisti coinvolti. E’ questo non è poco, nel nostro panorama giornalistico nonchè musicale.
Io intravedo sempre in agguato il pericolo di strumentalizzazioni ma credo che Claudio Baglioni sia conscio di questo pericolo avendo più volte ribadito che "O' Scià si farà finchè ci saranno le condizioni". E' penso che sia ingiusto sfruttare il vento di O' Scià per soffiare su altre bandiere.
I clandestini vengono accolti a Lampedusa da 15 anni, questo è indubitabile. Trovo che la gente di Lampedusa sia accogliente, tollerante, splendida, ma bisogna conoscerla e farsi conoscere a fondo, mantenendo la pazienza di ascoltare e col necessario rispetto per i luoghi, perchè come tutti gli abitanti delle isole è gelosa della sua autonomia. Io ho assistito agli sbarchi quasi giornalieri in questi giorni vissuti sull’isola, che mi hanno toccato profondamente, mi hanno scosso, mi hanno fatto riflettere perchè lontane dalla mia realtà cittadina (peraltro fatta di problemi altrettanto gravi e pesanti...non viviamo nelle città del bengodi ahimè come lei dipinge...nella mia città la benzina è la più cara d’Italia tanto per riprendere una sua considerazione). Ho anche visto intolleranza verbale nei confronti dei clandestini, ma su questo non mi sento di esprimere un giudizio, non abitando sull’isola.
Il problema è di difficile risoluzione, concordo con lei, e noto da ciò che lei scrive che probabilmente manca l’unità di intenti e di proponimenti auspicabile. Da un lato si afferma che i cittadini hanno espresso la volontà di mantenere lo statu quo con il centro d’accoglienza esistente pienamente in grado di far fronte all’emergenza, dall’altro vi sono le proposte forse un tantino utopistiche che vanno nella direzione opposta (la nave attrezzata al largo etc.). Non so se sono contraddizioni o voglia di spostare semplicemente il problema da un’isola ad un’altra. Voglio concludere dicendo che non spetta ai cantanti mettere in atto proposte o proporre a loro volta strade alternative da intraprendere. Non è giusto far passare una manifestazione dal respiro così ampio come O’ Scià come un’accolita di artisti che è venuta ad autopromuoversi senza fare proposte. Vogliamo anche dire che gli artisti sono venuti gratis? Io lo sottolineerei.
Claudio Baglioni scrive nel suo libro “Senza Musica”: “La speranza è che che questi fiati si uniscano in un vento capace di sgombrare menti e cuori dalle nubi che li avvolgono e di aiutare chi lo deve fare a costruire una prospettiva in grado di garantire un futuro di dignità a quanti vivono a Lampedusa e la dignità di un futuro a quanti a Lampedusa approdano”. Sì, è vero questa è una speranza, ma è meglio una speranza che una falsa promessa, anche con una carta in più lasciata sulla spiaggia.
Cordialmente

Alessandro Diodato - Napoli