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Nel mare, come un sogno.

Di Antonino Meli

 

Sono le 12:00 quando la M/V G 124 Cavatorto della Guardia di Finanza molla gli ormeggi del molo Punta Favaloro di Lampedusa.

Gli uomini dell’equipaggio si muovono con destrezza sulla nave, sono una squadra affiatata:Marinai del sud, giunti in terra d’Africa dove hanno portato un pizzico di sorriso con cui stemperare la nostalgia di casa nei lunghi momenti di pattugliamento a largo di Lampedusa.

La nave prende il mare, e la sagoma di Lampedusa svanisce a ovest,dirigiamo ad est.

L’africa è intorno a noi: da sud ovest a sud est, da questa parte giungono gli immigrati clandestini.

Siamo tutti sul ponte di pilotaggio quando ci avviciniamo al target, sulla nave c’è anche un Generale della Guardia di Finanza, mentre in perlustrazione avanzata un aereo ed un elicottero.

Sull’orizzonte ad est appaiono piccoli puntini neri su cui puntare la prua della nave e, di tanto in tanto, sono ora un peschereccio, una tonnara, un rimorchiatore.

Poi niente, solo l’azzurro del mare intorno, e la scia bianca della nave, in un’immensa calma piatta del mare d’Africa.

L’obbiettivo è a 40 miglia a sud est,di fronte a noi c’è quel che rimane di un mobile gettato in mare e galleggiante, su cui volteggiano l’elicottero e l’aereo del pattugliamento.

Si fermano le macchine.

C’è molta delusione nei volti dei cameraman che avrebbero voluto filmare scene diverse da quelle di un banale rifiuto marino gettato in mare da un marinaio cafone; quel rifiuto è vicino a noi,quasi a farsi beffa delle tecnologie all’avanguardia che hanno portato questa grande nave e pochi metri dall’obbiettivo sia pur così piccolo.

La voce del nostromo ci invita a pranzo,sono le 14:30.

Hanno cucinato anche per noi, la nave è ferma e attende di ricevere informazioni dai velivoli in perlustrazione,si pranza.

Rigatoni alla marinara e insalata verde;è buono il pranzo della piccola cucina, e l’equipaggio è ancora più simpatico.

Qualche volta a Lampedusa li guardo da lontano pensando che infondo la vita del marinaio militare non è cattiva.

Invece no, sono questi uomini che fanno sembrare meno cattiva una vita di duro lavoro; con noi sono gentili e premurosi, rispondono alle nostre domande,spesso sciocche, con pazienza e talvolta nascondendo un piccolo sorriso…ci raccontano delle loro famiglie lontane,altri invece le hanno portate a Lampedusa.

Si riprende la via verso sud/est andiamo per altri 35 miglia.

Non c’è niente nel mare oggi,andiamo avanti fino alle 16:30 quando l’orizzonte ci offre diversi bersagli un puntino nero a sinistra,è una tonnara; uno bianco alla nostra destra, un peschereccio maltese;uno proprio davanti a noi.

Una tonnara tunisina, si torna a casa dopo 75 miglia di navigazione, neanche l’ombra di imbarcazioni clandestine,le due segnalate sono state recuperate dalla Capitaneria di Porto.

In questo mare così piccolo nelle cartine geografie da farne una tratta per uomini disperati in cerca di futuro, eppure così sterminato oggi.

Quando una grossa nave della Guardia di Finanza, un aereo ed un elicottero, hanno dovuto percorrere 75 miglia verso est/sud/est per scoprire che non c’era nulla in mare….ma solo nella nostra direzione.

 
 
 
 
 

Ho scoperto che navigare in mare senza avere punti di riferimenti, se non la scia a poppa della nave, ti fa sentire così piccolo da farti invidiare lo stormo di gabbiani che, così lontani dalla terra ferma, fanno branco in mezzo al mare, e si godono il fresco.

La G 124 ha ripreso da un poco la rotta di casa,mi affaccio sul balconcino di dritta,a fianco al pilota, e guardo nel mare piatto di giugno.

Migliaia di uomini lo hanno attraversato dentro poveri scafi poco galleggianti, hanno portato con loro molti sogni.

Da qualunque parte sono arrivati quegli uomini, hanno percorso la via della speranza che è questo tratto di mare,oggi deserto.

Molti non sono mai giunti,ed hanno perso l’unico bene prezioso che possedevano nel fondo di questo mare:la vita, ma non i loro sogni:i sogni dei disperati non muoiono mai.

Essi vivono,come spettri, sulle onde del mare ed è la brezza leggera che ci accarezza la pelle.

Sono lontane da ogni cosa le Pelagie, forse per questo Pelagos vuol dire alto mare… isole d’alto mare, ma sono vicine nei sogni e nelle ambizioni di chi è sopravvissuto alla fame ed alla sete e possiede una sola cosa al mondo:il sogno di una nuova vita.

Davanti a noi,ad ovest, prende colore la sagoma bassa e lunga di Lampedusa, penso che sia una magnifica visione, siamo mancati da casa solamente per otto ore e non vedo l’ora di mettere i piedi per terra.

Non ci sono soluzioni indolore al problema dell’immigrazione clandestina finchè nel mondo ci saranno i poveri che cercheranno i più ricchi, che li sfrutteranno e li useranno per diventare ancora più ricchi e loro…torneranno ad essere padroni di un sogno da cullare con amore mentre raccolgono pomodori sotto il sole italiano, sciavi nella civiltà che hanno sognato, per guadagnare un pugno di euro.

Eppure un tempo non lontano quella sagoma di Lampedusa gli ha restituito un sogno che oggi è sempre lo stesso,ma intanto il tempo passa.

Altri ne arriveranno e prenderanno il suo posto nella terra della speranza, ma  l’odore di salsedine resterà sulle chiome nere e la barba incolta, a ricordargli che dovrà tornare a casa un giorno, lontano da qui e nella sterminata Africa.

Al suo ritorno, forse si affaccerà al balcone della plancia di quella nave, e guardando il mare penserà che è davvero troppo grande per un solo sogno.

Occorrono tutti i sogni del mondo per riempire quel mare, ed un pizzico del suo cuore, mentre penso alle lacrime che verranno versate in futuro, ed ai sogni che saranno lasciati sull’onda del mare a carezzare la pelle di visitatori in cerca di immagini tristi per riempire lo spazio tv.

La scaletta è sul molo,sono a terra ed osservo la M/v Cavatorto ed i suoi uomini, in riga sulla poppa a salutare un ufficiale che lascia la nave.

Il 30 Giugno partirà un nuovo progetto di pattugliamento congiunto, il suo nome è “Nautilus” parteciperà anche Malta e la Germania;un’altra avventura sta per iniziare.

Ma sarà ancora UN MURO…che strana sorte che mi riserva,di tanto in tanto, questo 25 Giugno;nasce infatti il 25 Giugno 2003 il mio primo articolo sui clandestini e si chiama proprio IL MURO, dopo quattro anni la soluzione ottimale,di un diverso governo, propone ancora una volta UN MURO.

Quale è la soluzione migliore al problema dell’immigrazione clandestina?

Non è forse cercare di sostenere lo sviluppo industriale dei paesi da dove ha origine l’immigrazione?

Ma certamente mi sbaglio, visto che gli uomini che governano questo Paese pensano che chiudere tutte le frontiere sia la soluzione ottimale (attuale Governo ma anche il precedente), sono gli stessi uomini della politica degli sprechi, gli stessi uomini che spendono 6 euro a pasto nella mensa del parlamento, così come (tratto dal libro “La Casta”) spenderebbe un netturbino Veneto per mangiare ed essere servito in MODI BEN DIVERSI.

Sarà certamente pattugliare le coste la soluzione, ecco come scongiurare il problema dei clandestini:impedendogli di entrare in Europa.

Occorrerà spendere più soldi per creare nuove barriere a quelle già esistenti del DESERTO e del MARE oppure impedire agli uomini di SOGNARE UN FUTURO MIGLIORE.

Mi stupisco di come non sia stata adottata una soluzione ancora più drastica:un bombardamento a tappeto di tutti i paesi sottosviluppati!!!

Paesi sottosviluppati resi ancora più poveri dalle politiche economiche internazionali di Europa e Usa, gli stessi Paesi che,dopo aver reso più poveri quelle Nazioni, oggi alzano  muri di confine a sud,sul mare, e spalancano le porte ad est dove non esistono più frontiere presidiate in Italia, e dove migliaia di immigrati sono liberi di entrare nel silenzio di questa stampa e questa televisione che non fa più informazione ma campagna elettorale perenne al Governo di turno, e pubblicità.

Il nostro Paese è malato, ed il suo male è la Politica.

La politica che costa milioni di euro per lussi sfrenati a cui ambiscono sempre più uomini, che entrano in questo vortice che si allarga sempre più prosciugando le nostre tasche.

Da bambino,guardando la nostra Italia immersa nel mare, circondata da paesi diversi che si affacciavano anche loro sul “nostro mare”, pensavo che il mio Paese era davvero una grande Nazione e che la sua posizione era straordinariamente strategica.

Adoro il mare,ed amo il mio Paese sempre di più oggi.

Ma indubbiamente abbiamo perso un treno importante: restiamo alla finestra a guardare ciò che fanno gli altri Paesi della Comunità, dunque non c’è proprio nulla che noi facciamo che piace davvero tanto a tutti gli altri da imitarci?

Certo che sì, e non ci riusciranno mai a farlo come noi!!

Nello stesso istante in cui scrivo, nel nostro Paese, c’è un bimbo orgoglioso di questa Italia, che guarda la cartina d’Europa con al centro il suo piccolo “stivale” , nella posizione più importante.

Facciamo crescere quella speranza e cominciamo a diventare adulti.

Lampedusa, 25 Giugno 2007

Antonino  Meli


Dedico queste parole agli amici che mi hanno atteso fino alle 15:00,al pranzo di Lunedì 25 Giugno 2007.